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Guide·15 min·di Roberto Coscia

Tecniche di memorizzazione per studiare: cosa funziona davvero, con un esempio sui nervi cranici

Tecniche di memorizzazione per studiare: cosa dice la ricerca, quando usare acronimi e metodo dei loci, esempio sui 12 nervi cranici in due settimane.

Indice (14 sezioni)

Le tecniche di memorizzazione che reggono meglio alla prova degli studi sono due: provare a ricordare senza guardare (pratica di recupero) e ripetere quel richiamo a distanza di giorni (ripasso dilazionato). Acronimi e metodo dei loci servono, ma per un lavoro preciso: fissare liste arbitrarie in ordine fisso. In questa guida trovi una tabella con il livello di evidenza di ogni tecnica, una tabella per scegliere la tecnica giusta per ogni tipo di contenuto e un esempio svolto completo: i 12 nervi cranici con acronimo, percorso dei loci e calendario di richiamo su due settimane.

In breve

Per memorizzare quello che studi, chiudi il libro e prova a richiamarlo a memoria, poi ripeti il richiamo dopo 1, 3, 7 e 14 giorni. Usa acronimi e metodo dei loci solo per elenchi senza logica (nervi cranici, ossa del carpo); per meccanismi e concetti spiega con parole tue e fatti domande sul perché. Rileggere ed evidenziare danno sicurezza, ma rendono poco.

Perché dimentichi quello che studi

Dimenticare non è un difetto tuo: è il comportamento normale della memoria. La curva dell'oblio descritta da Ebbinghaus alla fine dell'Ottocento, replicata nel 2015 con lo stesso metodo (Murre e Dros, 2015), mostra che la perdita è più rapida nelle prime ore e nei primi giorni, poi rallenta.

Il problema, per uno studente universitario, è che il modo più diffuso di contrastarla è anche il meno efficace: rileggere. La rilettura rende il testo familiare, e la familiarità somiglia molto al ricordo. In un esperimento classico, gli studenti che avevano riletto un testo andavano meglio di quelli che si erano interrogati se il test arrivava dopo 5 minuti, ma peggio dopo 2 giorni e dopo una settimana; e intanto si sentivano più sicuri (Roediger e Karpicke, 2006). È la trappola dello studio del giorno prima: funziona per domani, non per l'appello di febbraio.

Le tecniche che seguono servono a una cosa sola: far tornare il ricordo prima che sparisca, in un modo che lo renda più stabile ogni volta.

Le tecniche di memorizzazione a confronto: cosa dice la ricerca

Nel 2013 un gruppo di psicologi cognitivi ha esaminato dieci tecniche di studio molto usate e ha dato a ciascuna un giudizio di utilità (alta, moderata, bassa), in base a quanto i risultati valgono per studenti, materiali e tipi di prova diversi (Dunlosky e colleghi, 2013). Acronimi e metodo dei loci non erano tra le dieci: per quelli la tabella riporta altre fonti, indicate riga per riga.

Tecniche di memorizzazione: cosa fai, cosa dice la ricerca, quando usarla
TecnicaCosa fai in praticaCosa dice la ricercaQuando usarla
Pratica di recuperoChiudi il libro e scrivi o dici quello che ricordi; quiz, flashcard, domande a voceUtilità alta per Dunlosky (2013). Ricordo migliore a 2 giorni e a 1 settimana rispetto alla rilettura (Roediger e Karpicke, 2006); in un altro studio ha reso più delle mappe concettuali anche su domande di comprensione (Karpicke e Blunt, 2011)Sempre: è la base di tutto il resto
Ripasso dilazionatoRipeti il richiamo a intervalli crescenti invece che tutto in un giornoUtilità alta per Dunlosky (2013). La meta-analisi di Cepeda (2006, 317 esperimenti) trova che l'intervallo migliore tra un ripasso e l'altro cresce quanto più lontano è il testPer tutto quello che deve durare fino all'esame
Domande sul perché e spiegare con parole tuePer ogni fatto ti chiedi "perché è così?" e lo spieghi come a un compagnoUtilità moderata per Dunlosky (2013): promettenti, ma ancora poco studiate in contesti scolastici realiMeccanismi, sequenze, collegamenti tra materie
Alternare argomenti (interleaving)Mescoli esercizi o immagini di categorie diverse nella stessa sessioneUtilità moderata per Dunlosky (2013). La meta-analisi di Brunmair e Richter (2019) trova un effetto medio, più forte con materiale visivo e categorie simili tra loro; con liste di parole studiare a blocchi andava meglioDistinguere cose che si confondono (vetrini di istologia, tipi di ipersensibilità); non per imparare liste
Acronimi, frasi e parole chiaveUna frase le cui iniziali richiamano gli elementi della listaLa "keyword mnemonic" ha utilità bassa per Dunlosky (2013): difficile da applicare a molti contenuti, benefici su pochi materiali e intervalli brevi. Gli acronimi non sono valutati in quella revisioneListe brevi, in ordine fisso, senza una logica da capire
Metodo dei loci (palazzo della memoria)Collochi ogni elemento della lista lungo un percorso che conosci beneMeta-analisi di 13 studi randomizzati, quasi tutti all'università: effetto medio (g = 0,65), ma con alto rischio di bias nei disegni (Twomey e Kroneisen, 2021). Uno studio in un corso di endocrinologia su insulina e diabete riporta risultati migliori nelle verifiche (Qureshi e colleghi, 2014)Liste lunghe o più liste da tenere separate
Rileggere ed evidenziareRipassi il testo con gli occhi, sottolineiUtilità bassa per Dunlosky (2013), come il riassunto: non migliorano in modo costante i risultatiSolo per la prima lettura, poi lascia spazio al richiamo

Leggi la tabella in verticale e noti una cosa: le due tecniche con l'evidenza più solida non sono "trucchi di memoria", sono un modo di organizzare il tempo. Le mnemotecniche vere e proprie stanno più in basso, e non perché non funzionino, ma perché funzionano su un tipo di contenuto ristretto.

Quale tecnica usare per ogni tipo di contenuto

Lo sbaglio più comune non è scegliere una tecnica "debole", è usare la tecnica giusta sul contenuto sbagliato. Prima di decidere come memorizzare, chiediti che cosa stai memorizzando.

Che cosa devi ricordare e con quale tecnica (esempi da Medicina)
Tipo di contenutoEsempioTecnica principaleDa evitare
Lista arbitraria in ordine fisso12 nervi cranici, 8 ossa del carpo, rami dell'arco aorticoAcronimo o frase costruita da te, loci se la lista è lunga, poi richiamo dilazionatoRileggere la lista finché "sembra entrata"
Nomi con una regolaFarmaci: -olol, -pril, -sartanImpara la regola, poi richiama con flashcardUn acronimo per ogni classe: la regola fa già il lavoro
Sequenze causaliCoagulazione, infiammazione acuta, potenziale d'azioneRidisegna la sequenza a memoria e spiega ogni passaggioAcronimi delle tappe senza sapere chi attiva chi
Categorie che si confondonoEpiteli al microscopio, tipi di ipersensibilitàQuiz misti con categorie alternateStudiare una categoria alla volta fino all'esame
Definizioni e valoriValori normali di laboratorio, definizioni da manualeFlashcard brevi e ripasso dilazionatoCarte lunghe con mezza pagina di testo
Risposte da esporre all'orale"Mi parli della trombosi venosa profonda"Scaletta, poi risposta a voce senza appuntiRipetere a memoria un testo parola per parola

Per i farmaci, ad esempio, la scorciatoia vera non è un acronimo ma la tabella dei suffissi dei farmaci: una regola che vale per decine di nomi. Per decidere tra domande e carte nelle ultime due righe, trovi i criteri nella guida su quando usare quiz o flashcard.

Pratica di recupero: la tecnica da cui partire

La pratica di recupero è semplice da descrivere e scomoda da fare: dopo aver studiato una parte, chiudi tutto e prova a tirare fuori quello che ricordi. Scrivendo su un foglio bianco, rispondendo a domande che ti sei preparato, dicendo la risposta ad alta voce. Poi controlli sul testo e correggi solo quello che mancava.

È scomoda perché ti mostra subito i buchi, mentre la rilettura ti dà la sensazione opposta. Ma è proprio lo sforzo di recuperare che rende il ricordo più stabile. Tre regole pratiche:

  • Prima richiama, poi controlla. Se guardi la risposta prima di aver provato, hai fatto una rilettura travestita.
  • Domande piccole. "Quali sono i nervi motori dell'occhio?" funziona meglio di "Parlami dei nervi cranici".
  • Segna gli errori. Le domande sbagliate tornano prima delle altre al ripasso successivo.

Se studi a blocchi di tempo, metti il richiamo all'inizio di ogni blocco, non alla fine della giornata: nella guida sulla tecnica del Pomodoro per l'università trovi come organizzare un ciclo di studio attivo.

Ripasso dilazionato: quando ripassare per non dimenticare

Un richiamo fatto una volta sola si perde. Lo stesso richiamo ripetuto a distanza di giorni, invece, rallenta l'oblio ogni volta un po' di più. È quello che mostra la grande meta-analisi di Cepeda e colleghi (2006): distribuire le ripetizioni nel tempo batte concentrarle, e l'intervallo migliore si allunga quanto più è lontano il momento in cui devi ricordare.

Oblio senza ripassi e con richiami dilazionati: schema qualitativo Grafico schematico su 14 giorni. Una linea tratteggiata mostra il ricordo senza ripassi: scende rapidamente nei primi giorni e poi resta basso. Una linea continua mostra il ricordo con richiami ai giorni 1, 3, 7 e 14: ogni richiamo riporta il ricordo in alto e dopo ogni richiamo la discesa è più lenta. Lo schema è qualitativo, non rappresenta dati misurati. alto basso ricordo G0 G1 G3 G7 G14 con richiami ai giorni 1, 3, 7, 14 senza ripassi
Schema qualitativo, non dati misurati: ogni richiamo riuscito riporta su il ricordo e la discesa successiva è più lenta, per questo gli intervalli possono allungarsi. I giorni sono un esempio di calendario, non un valore ottimale per tutti.

In pratica: dopo il primo studio, richiama dopo 1 giorno, poi dopo 3, poi dopo 7, poi dopo 14. Se un richiamo va male, accorcia l'intervallo successivo invece di andare avanti. Il conto di quanti ripassi ti aspettano ogni giorno, con l'esempio di un esame intero, è nella guida su come usare la spaced repetition per il ripasso universitario.

Mnemotecniche: quando servono e quando sono una trappola

Le mnemotecniche (acronimi, frasi, rime, immagini, loci) non creano comprensione: creano un indizio di recupero, un gancio da cui tirare fuori un elenco. Per questo funzionano bene in un caso e male in tutti gli altri.

Servono quando il contenuto è una lista arbitraria: l'ordine dei nervi cranici, le ossa del carpo (fila prossimale: scafoide, semilunare, piramidale, pisiforme; fila distale: trapezio, trapezoide, capitato, uncinato), i rami dell'arco aortico. Lì non c'è un "perché" da capire, c'è solo un ordine da non sbagliare. Un classico lavoro di classificazione delle mnemotecniche (Bellezza, 1981) le descrive proprio così: sistemi per organizzare e recuperare informazioni che da sole non hanno una struttura.

Sono una trappola in tre casi:

  • Meccanismi e sequenze causali. Un acronimo dei fattori della coagulazione ti dice i nomi, non chi attiva chi. All'esame la domanda è quasi sempre la seconda.
  • Frasi prese in prestito che non sai decodificare. Se ricordi la frase ma non sai a quale nervo corrisponde ogni parola, hai memorizzato la frase, non i nervi. Le frasi inglesi più diffuse, poi, usano iniziali inglesi.
  • Troppe frasi. Dieci acronimi per lo stesso esame si confondono tra loro. Tienili per la piccola parte del programma che è davvero una lista.

Una frase costruita da te funziona meglio di una presa da internet, perché il lavoro di costruirla è già un primo richiamo. Per Anatomia, la sezione sulle mnemotecniche per i nervi cranici e il tipo di fibre mostra lo stesso principio applicato a sensitivo, motore e misto.

Il metodo dei loci, spiegato con un percorso vero

Il metodo dei loci (o palazzo della memoria) usa una cosa che ricordi già benissimo, un percorso familiare come casa tua, e ci appoggia sopra una lista nuova: a ogni tappa del percorso associ un'immagine che rappresenta un elemento. Per ricordare la lista, rifai il percorso con la mente.

Funziona per due motivi: l'ordine te lo dà il percorso, e le immagini legate a luoghi sono più facili da recuperare delle parole isolate. La meta-analisi di Twomey e Kroneisen (2021) lo conferma con un effetto medio, ma avverte che la qualità degli studi è bassa: è una tecnica promettente, non una certezza. E costa tempo, perché il percorso va costruito e ripassato come qualunque altra cosa.

Le tre regole che lo rendono utile invece che decorativo:

  1. Un percorso che fai davvero. Casa tua, il tragitto verso l'università: tappe in un ordine che non devi pensare.
  2. Immagini legate al significato. Se l'immagine richiama anche la funzione (non solo il nome), stai facendo elaborazione insieme alla mnemotecnica.
  3. Un percorso per lista. Usare la stessa casa per nervi cranici e ossa del carpo rischia di mescolare le immagini: meglio due percorsi diversi.

Esempio svolto: memorizzare i 12 nervi cranici in due settimane

Mettiamo insieme tutto su una lista che ogni studente di Medicina deve sapere a memoria e in ordine: olfattivo, ottico, oculomotore, trocleare, trigemino, abducente, faciale, vestibolococleare, glossofaringeo, vago, accessorio, ipoglosso (classificazione tradizionale, come nel capitolo Neuroanatomy, Cranial Nerve di StatPearls).

Passo 1: l'acronimo, costruito sui punti deboli

Le iniziali sono O-O-O-T-T-A-F-V-G-V-A-I. Il problema si vede subito: tre O e due T. Un acronimo che dà solo l'iniziale lì non basta, perché non ti dice quale O viene prima. Allora scegli parole che ripetono anche la seconda o la terza lettera proprio dove le iniziali si ripetono:

Frase di esempio (costruisci la tua)"Ogni Ottobre Oculisti Trovano Tre Anatre Felici: Vedono Gabbiani, Volpi, Aquile, Istrici." Ogni = Olfattivo OTTobre = OTTico OCUListi = OCULomotore TROvano = TROcleare Tre = Trigemino (che ha tre branche) Anatre = Abducente · Felici = Faciale · Vedono = Vestibolococleare Gabbiani = Glossofaringeo · Volpi = Vago · Aquile = Accessorio · Istrici = Ipoglosso

Nota il dettaglio su "Tre": l'aggancio non è solo la lettera, è un fatto vero sul trigemino (oftalmica, mascellare, mandibolare). Se il tuo testo chiama l'VIII nervo "statoacustico", cambia "Vedono" con "Sentono": la S ti ricorda anche l'udito.

Passo 2: il percorso dei loci

L'acronimo ti dà l'ordine; il percorso aggiunge una funzione per ogni nervo. Ecco un esempio in un appartamento qualsiasi, da sostituire con la tua casa:

Percorso dei loci per i 12 nervi cranici Dodici tappe in una casa, collegate da frecce a serpentina. 1 portone, odore di caffè: I olfattivo. 2 specchio dell'ingresso: II ottico. 3 interruttore che cerchi con gli occhi: III oculomotore. 4 carrucola della tenda: IV trocleare. 5 divano a tre cuscini: V trigemino. 6 tavolino spinto di lato: VI abducente. 7 specchio del bagno, smorfie: VII faciale. 8 lavatrice rumorosa che centrifuga: VIII vestibolococleare. 9 cucina, un sorso d'acqua: IX glossofaringeo. 10 corridoio lungo: X vago. 11 scaffale alto, alzi le spalle: XI accessorio. 12 camera, lingua fuori allo specchio: XII ipoglosso. PERCORSO IN CASA (ESEMPIO) 1 · Portone, caffè I Olfattivo 2 · Specchio II Ottico 3 · Interruttore III Oculomotore 4 · Carrucola IV Trocleare 5 · Divano a 3 cuscini V Trigemino 6 · Tavolino di lato VI Abducente 7 · Smorfie in bagno VII Faciale 8 · Lavatrice VIII Vestibolococleare 9 · Sorso in cucina IX Glossofaringeo 10 · Corridoio lungo X Vago 11 · Scaffale alto XI Accessorio 12 · Lingua fuori XII Ipoglosso Esempio: sostituisci le tappe con la tua casa.
Un percorso a serpentina: ogni tappa ha un'immagine legata alla funzione del nervo. Le funzioni sono semplificate: verifica i dettagli sul testo di Anatomia del tuo corso.

Il senso di ogni immagine, in breve: l'odore di caffè (olfatto); lo specchio (vista); cerchi l'interruttore muovendo gli occhi (l'oculomotore muove la maggior parte dei muscoli dell'occhio); la carrucola della tenda, perché "troclea" vuol dire carrucola ed è la struttura in cui passa il tendine dell'obliquo superiore, il muscolo del trocleare; il divano a tre cuscini come le tre branche del trigemino; il tavolino spinto verso l'esterno come l'abduzione dell'occhio; le smorfie per la mimica facciale; la lavatrice che fa rumore e gira per udito ed equilibrio; il sorso d'acqua per la deglutizione; il corridoio lungo per il decorso lungo del vago; le spalle che si alzano per trapezio e sternocleidomastoideo; la lingua fuori per i muscoli della lingua.

Passo 3: il calendario di richiamo

Acronimo e percorso sono il punto di partenza, non il punto di arrivo. Ogni sessione è un richiamo a memoria, su un foglio bianco, e ogni volta aggiungi un livello di dettaglio. I tempi sono una stima per una lista di 12 elementi, non una misura.

Esempio Due settimane sui nervi cranici: cosa fai a ogni richiamo (tempi stimati)
GiornoCosa richiami a memoriaTempo stimatoSuperato se
G0Costruisci frase e percorso, percorri la casa due volte con la mente, poi scrivi i 12 nomi in ordine25-30 min12 nomi in ordine senza guardare
G1I 12 nomi in ordine con il numero romano accanto5-10 minNessun nome scambiato di posto
G3Nomi più tipo di fibre (sensitivo, motore, misto)5-10 minAl massimo 1 errore sul tipo
G7Accesso casuale: "che numero è il glossofaringeo?", "qual è il VI?", più una funzione per nervo10 minRisposte senza ripartire dall'inizio della frase
G14Domande trasversali a voce: "quali nervi muovono l'occhio?" (III, IV, VI), "quali sono misti?"10 minRispondi senza ripercorrere tutta la casa

Due regole tengono in piedi il calendario. Se un richiamo non è superato, lo ripeti il giorno dopo e solo allora riprendi gli intervalli. Dopo G14, un richiamo al mese fino all'esame basta di solito per una lista così (è un'indicazione di buon senso, non un valore misurato).

Guarda come cambia l'uso della mnemotecnica: a G0 ripercorri tutta la frase per arrivare al nono nervo, a G7 dovresti rispondere direttamente. È il segnale che il ricordo si sta staccando dal gancio. Se a G14 per dire "glossofaringeo" devi ancora recitare "Ogni Ottobre Oculisti...", il gancio è diventato una stampella: aumenta le domande ad accesso casuale.

Si può memorizzare velocemente?

Dipende da che cosa intendi. Fissare una lista per la prima volta può essere rapido: con una frase e un percorso, i 12 nervi cranici si possono scrivere in ordine dopo una sessione di circa mezz'ora (una stima, come nel calendario sopra). Ricordarla tra due mesi, invece, non dipende dalla velocità del primo studio, ma da quante volte l'hai richiamata nel frattempo.

Il guadagno di tempo realistico sta altrove: richiami brevi e distanziati costano pochi minuti ciascuno, mentre ristudiare da capo una lista dimenticata costa di nuovo tutto. Diffida di chi promette di farti ricordare un intero programma in pochi giorni o di darti una "memoria fotografica": nessuna delle tecniche studiate nelle ricerche citate qui fa questo.

Se l'esame è vicino, la priorità non cambia: meno rilettura, più richiamo, e richiami concentrati sugli argomenti che sbagli. Per organizzare i carichi in un'unica settimana, guarda il conto dei ripassi giornalieri nella guida sulla spaced repetition citata sopra.

Dove entrano flashcard e Anki

Le flashcard sono uno strumento di pratica di recupero, e un'app come Anki aggiunge il ripasso dilazionato automatico: ti mostra ogni carta quando è il momento. Per le liste dell'esempio funzionano bene, a una condizione: una carta per domanda piccola ("Nervo cranico VI?" → "abducente, motore, muscolo retto laterale"), non una carta con tutta la lista.

Il limite è lo stesso delle mnemotecniche: una carta ti fa ricordare un fatto, non ti fa spiegare un meccanismo. Per le carte fatte dalle slide del corso, i tipi di carta e le impostazioni, c'è la guida su Anki per Medicina in italiano.

Errori comuni con le tecniche di memorizzazione

  • Confondere familiarità e ricordo: "l'ho letto tre volte, lo so". Lo sai solo se lo tiri fuori a libro chiuso.
  • Un acronimo per tutto: le mnemotecniche servono per la piccola parte del programma che è davvero una lista.
  • Mnemotecnica senza richiamo: la frase si dimentica come tutto il resto se non la ripassi a intervalli.
  • Immagini senza significato: nei loci, un'immagine legata alla funzione vale doppio.
  • Saltare i richiami andati male: un richiamo fallito va ripetuto il giorno dopo, non ignorato.
  • Memorizzare parola per parola: all'orale ti serve la scaletta, non il testo recitato.

Come farlo con Memoniq

In Memoniq carichi i tuoi PDF, le slide o le sbobine del corso e ottieni un riassunto per sezioni, da cui generi quiz e flashcard per il richiamo, mappe mentali per vedere come si collegano gli argomenti e una simulazione dell'esame orale per dire le risposte a voce. Le liste (come i nervi cranici) diventano carte brevi; i meccanismi diventano domande sul perché.

L'AI può sbagliare: controlla sul materiale del corso, soprattutto ordini, numeri e nomi.

Limiti

Questa è una guida di metodo, non un testo di Anatomia né una revisione sistematica. Le ricerche citate studiano soprattutto studenti universitari su materiali di laboratorio o di corso, e i loro risultati sono medie: su di te una tecnica può rendere più o meno. Calendario, tempi e immagini dell'esempio sono indicazioni da adattare, e le funzioni dei nervi sono semplificate: fa fede il materiale del tuo corso. Nessuna tecnica garantisce il risultato all'esame.

Fonti

Domande frequenti

Quali sono le tecniche di memorizzazione più efficaci per studiare?

Secondo la revisione di Dunlosky e colleghi (2013), la pratica di recupero (richiamare a memoria con domande, quiz o flashcard) e il ripasso dilazionato nel tempo. Le altre tecniche funzionano in casi più ristretti.

Il metodo dei loci funziona davvero per l'università?

Una meta-analisi di 13 studi randomizzati, quasi tutti con studenti universitari, trova un effetto medio, ma con studi di qualità non alta. È utile per liste lunghe in ordine fisso, meno per capire meccanismi, e va comunque ripassato.

Come si costruisce un acronimo che funziona?

Costruiscilo tu, non copiarlo. Dove più elementi hanno la stessa iniziale, scegli parole che ripetono anche la seconda o la terza lettera, e se puoi lega la parola a un fatto vero, come Tre per il trigemino con tre branche.

Quante volte devo ripassare una lista per non dimenticarla?

Un calendario semplice è richiamarla dopo 1, 3, 7 e 14 giorni, poi una volta al mese fino all'esame. Se un richiamo va male, ripetilo il giorno dopo prima di allungare l'intervallo.

Rileggere ed evidenziare servono a qualcosa?

Servono alla prima lettura per orientarti, ma come tecnica di memorizzazione rendono poco: danno la sensazione di sapere senza verificarla. Dopo la prima lettura sostituiscili con il richiamo a libro chiuso.

Le mnemotecniche vanno bene per l'esame orale?

Solo per le liste che il docente può chiederti in ordine. All'orale contano il perché e i collegamenti: per quelli prepara una scaletta e allenati a rispondere a voce.

Si può memorizzare un programma intero in pochi giorni?

Puoi fissare alcune liste in poco tempo, ma ricordarle a distanza dipende dai richiami ripetuti nei giorni successivi. Nelle ricerche citate nessuna tecnica permette di saltare questa parte.

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RC

Roberto Coscia

Laureato in Infermieristica · Founder di Memoniq

Fonti citate e verificate a fine articolo. I contenuti medici sono divulgativi: verifica sempre sul materiale del corso. Chi scrive · Politica editoriale

Ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2026

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